Pierpaolo Lauriola, “Noi, qui, di nuovo”

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Foto di Giuseppe Biancofiore

Il Testo:
Noi, qui, di nuovo
Era scuro e sembrava che stesse per piovere
e poi hai sorriso per un istante.
Qualche volta mi hai fatto sentire
come se…
Noi, qui, di nuovo.
E sotto al dipinto
il tuo corpo tremava
e dentro ai tuoi occhi
la gioia ci riscaldava.
Ci abbracciava la notte.
Ci stringeva il vento.
Ci prendeva con le dita
la brezza e il mare fremente.
Noi, qui, di nuovo
E sotto al dipinto
il tuo corpo tremava
e dentro ai tuoi occhi
la gioia ci riscaldava.
Noi, qui, di nuovo
Noi, qui, di nuovo
Noi, qui, di nuovo
Noi, qui, di nuovo

Vedremo ancora i colori di tende, di bandiere, colori di muri, di legni, di mosaici?
Cammineremo ancora in mezzo agli odori, ai sudori, ai profumi?
Sentiremo le voci antiche, i sospiri, i lamenti, le urla?
L’io narrante, protagonista delle storie di “polvere” torna al punto di partenza. Torna su quegli odori, quei sapori, quel letto in cui il destino ha unito e poi diviso. Quel noi che è il momento esatto in cui tutte le sensazioni ritornano per farci sentire vivi.
Noi, qui, di nuovo.
Per un destino.
Per un “dentro il passato”,
dentro i nostri progetti,
dentro quelle speranze,
potremo ancora entrare.
Noi, qui,di nuovo.
Butteremo un occhio allo scintillare delle pozzanghere mentre piove, vedremo brillare piastre di bronzo, vedremo luci oscure di fuochi notturni. Più sapremo le storie dei segni, le storie delle figure, delle rappresentazioni, le storie dei miti, le storie degli dei, le storie delle leggende, dei sottintesi, delle deformazioni, delle interpretazioni e più ascolteremo le architetture di parole dei filosofi, le lagne dei mercanti, le bugie degli avvocati. Conosceremo le logiche, il pensiero, le nostalgie, le paure, le felicità.
Sapremo di quali fantasmi si sono riempite le notti, quali angeli, quali terrificanti uccelli di ombra sono entrati in certi sogni.
“Era scuro e sembrava che stesse per piovere
E poi hai sorriso per un istante”
Noi, qui,di nuovo.
Nel migliore dei casi potremo girare intorno al passato da lontano, guardando con occhi artificiali di cristallo.
“Eterna risorge sempre la speranza, come un fungo velenoso.”
Quello che ci rimane da vedere, forse, con gli occhi nostri, con gli occhi vivi, è il paesaggio di una nuova nostalgia tra le tante che ci inseguono: una nostalgia tutta speciale, quella strana, penetrante, onnipresente, permanente, ossessiva nostalgia che è la nostalgia per la vita, la nostalgia per l’enigma, l’unica finale attrazione d’amore.
Quando guardiamo il paesaggio dei ruderi depositati nel passato, quando attraversiamo i paesaggi delle città sepolte nei deserti, i paesaggi dei templi stritolati dalle foreste, i paesaggi delle pitture immobili nelle penombre dei musei, noi che viviamo ora, nel tempo presente, noi stessi non potremo riconoscere altro che una impietosa nostalgia, non potremo riconoscere altro che memorie sospese.
Eccoci “Qui, di nuovo”.
Quello che noi stessi possiamo riconoscere o forse soltanto ricordare, è che tra la nostra vita pulsante, tra la consapevolezza acuta dell’esistenza, tra gli orgasmi vitali e il tempo, lo spessore si fa sempre più sottile, “è” sottile, orribilmente sottile, come è sottile, orribilmente sottile e sempre pronto a lacerarsi, lo spessore tra un amore che c’è, che teniamo nelle mani, con il quale viviamo ora e la sua memoria. Viviamo il presente dentro milioni di memorie, dentro una sauna di nostalgie, inorriditi per come è sottile il tempo, per quanto poco è il tempo che riusciamo a usare, quello di cui riusciamo ad avere consapevolezza.
“Ci abbracciava la notte
Ci stringeva il vento
Ci prendeva con le dita
La brezza e il mare fremente.”
Per queste nostalgie, anzi per “questa grande nostalgia”, per questa attrazione d’amore, forse i ruderi, la storia, le memorie, diventano specie di mantra, figure senza parola, senza voce, figure limpide, chiarificanti, consolanti, specie di bagni purificatori.
“E sotto al dipinto
il tuo corpo tremava
E dentro ai tuoi occhi
La gioia ci riscaldava.”
Questa è la ragione per la quale innumerevoli aerei, autobus, automobili e carri di vario genere viaggiano per giorni e per notti e per miglia e miglia per portare il loro carico di gente, fornita di occhiali, di valigie, di iPhone, di binocoli, di guide, di attrezzature varie verso deserti, foreste, fiumi, valli, montagne, città, dove ci sono ruderi da vedere, metafore da interpretare e poi odori e vento, luci, notti, colori, pesi e suoni e tutto per finire dentro un orgasmo d’amore per la vita, dentro un lunghissimo orgasmo di nostalgia.
Noi, qui, di nuovo

Versione DOMO, registrata nell’intimità dello studio casalingo. Chitarrealla The Edge, SigurRos, Radiohead, Mogwai.
https://www.youtube.com/watch?v=f1UAXQoJbNc

Versione acustica chitarra, voce, e le percussioni di Santì:
https://www.youtube.com/watch?v=UoQv0UWURKY