Marvasi: “Tratti di Vernice è dedicato alla mia ex, protagonista del video” – Intervista completa

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In un’intervista in esclusiva, Marvasi racconta ai microfoni di Musicisti Emergenti, la sua musica intimamente legata alla sua vita.

Tratti di vernice“, il primo singolo del giovane cantautore romano, parla di una storia d’amore appena finita. In un lungo viaggio fra i pensieri e le emozioni di una persona ferita da una rottura, Marvasi ci racconta un episodio autobiografico.

Luca Marvasi racconta chi è, facendo un piccolo viaggio nel suo passato ed esplorando aspetti della sua quotidianità. In questa intervista ci rivela i dettagli della sua vita privata.

 

Ho letto alcuni aspetti sorprendenti della tua biografia: ad otto anni hai iniziato a scrivere canzoni?

Ti ringrazio per la sorpresa perché è una reazione che fa sempre piacere. È un’età precoce, e voglio sottolineare che ho iniziato a scrivere ad otto anni, ma a livello tecnico ero pur sempre un bambino. Scrivevo brani principalmente Hip Hop, influenzato soprattutto dall’ascolto di Fabri Fibra, che nel Settembre del 2004 uscì con il duo “Uomini di Mare”, e da tutta la discografia dei “Club Dogo”: “Mi Fist”, “Penna Capitale”, “Sacre scuole”, ecc…

Sono degli artisti che hanno influenzato molto il mio modo di scrivere, poi crescendo ho cambiato genere e, di conseguenza, le influenze musicali. Non sono il tipo che cambia genere di ascolto e lo adatta alla musica, ma faccio principalmente il contrario: crescendo e maturando a livello artistico, mi sono avvicinato ad altri cantautori, come Franco Battiato, Pino Daniele e Lucio Battisti che, primo fra tutti, ha fatto la differenza.

Ti ricordi una canzone che hai scritto a quell’età?

Sì, me la ricordo! Se vuoi la posso fare live. Va contestualizzata, quindi “Duemilaquattro, Marvasi, con il suo brano ad otto anni” immagina una vocina da bambino [Canta]. Chiaramente sentita adesso dici “Ma cosa sta facendo?”, ma se immagini che avevo otto anni…

Oltre alle influenze che hai avuto tramite gli ascolti, come ti è venuta la passione per la musica?

Penso che ci sia una componente artistica che, nel mio caso, possa considerarsi quasi innata: la capacità di scrivere.

Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, che oggi è il più importante, è arrivato proprio con la musica Hip Hop che, in quegli anni, era ancora di nicchia e non sarà mainstream fino al 2008/2010. È stato un genere che mi ha influenzato tanto, ed è stato grazie all’Hip Hop che mi è venuta la passione per la musica. Grazie a questo genere ho iniziato a scrivere: li imitavo male [ride]!

A dieci anni incidi le tue prime canzoni?

Sì, a dieci anni, mia zia mi fece incidere un disco con Roberto Gatto Batterista, batterista di ottima fama. Chiaramente l’incisione è stata molto Demo, perché comunque ero un bambino, ma fu la prima volta che incisi davanti ad un microfono, con le cuffie, una scheda audio, un amplificatore, il fonico, ed il resto. La mia primissima volta in studio è stata a dieci anni e, da lì, sono andato in studio quasi tutti gli anni fino ad oggi, anche se con finalità diverse: oggi ci vado per lavoro, fino a quattro anni fa ci andavo per divertirmi.

Per riuscire ad incidere un disco a dieci anni, fa pensare che tu abbia una famiglia che ti sostiene. Prima hai citato tua zia, per esempio. Che ruolo ha avuto la tua famiglia e le persone che hai intorno rispetto la tua carriera artistica?

Un ruolo molto importante, soprattutto nei primi anni di attività, seppur ancora amatoriale. Oltre alla componente affettiva, che è fondamentale, ha un’importanza anche dal punto di vista logistico e tecnico, perché loro ti finanziano. Se hai la possibilità di coltivare una passione, di studiare canto, di studiare chitarra, per poi andare in studio, o farti fare delle basi, è grazie al sostegno economico della famiglia. Non voglio fare l’economista, ma sono stati importanti anche e soprattutto per quello.

Poi, in studio ci riesci ad andare comunque mettendoti i soldi da parte, ma avere dei punti di riferimento stabili, che credono in te, che si interessano, che nonostante non abbiano le tue competenze e le tue conoscenze, si informano il più possibile per agevolare la comunicazione e capire quello che fai nonostante si occupino di tutt’ altro, è sicuramente importante.

Hai fratelli o sorelle?

Sì, una sorella di due anni più grande, che si è appena ritrasferita a Roma, dopo aver studiato a Milano. Lei, prima fra tutti, mi ha dato una grande mano. È un’ascoltatrice media della corrente indie-pop, il quale parere diventa fondamentale a certi livelli: puoi fare la canzone più bella e profonda del mondo, ma se non gira, non gira. Infatti la scelta del singolo è stata fatta soprattutto in considerazione di questo.

Quando scrivi un pezzo glielo fai ascoltare?

Dipende, perché tendo a far ascoltare un brano in evoluzione soltanto a chi mi può dare un giudizio propedeutico al miglioramento dello stesso. Quando il brano è finito, le faccio ascoltare tutte le versioni. Anche se, vivendo insieme, preferisco prendere la chitarra e suonarglielo dal vivo.

Che studi generici hai svolto?

Sono laureato in Comunicazione, ed ora sto facendo la magistrale in Marketing a  “La Sapienza”. Ho lavorato molti anni nel commerciale. Questo è il famoso “Piano B”, che in questo caso spero non ci sia, ma credo che una persona più è poliedrica e più ha possibilità di realizzarsi. È chiaro che, in questo periodo, sto spendendo più tempo sul “Piano A”.

Il “Piano A” ed il “Piano B” sono collegati in questo caso, no?

Sì, soprattutto per quello che è diventato il mercato musicale oggi. Se vediamo la musica come forma artistica, non c’entra niente con il Marketing, ma se vediamo la musica con il suo mercato di riferimento, è collegata ai miei studi. La persona che si occupa del mio Ufficio Stampa, e che tengo a ringraziare, è Alessandra Placidi, che è carinissima e veramente brava; Alex La Gamba, che ringrazio e saluto, è il professionista che si occuperà delle promozioni su Spotify e Youtube. Il lavoro che fanno questi professionisti ha a che fare con la Comunicazione e con il Marketing nel mercato musicale e discografico.

Ci sono stati momenti nella tua vita in cui hai avuto delle crisi dal punto di vista artistico?

Sì, ne ho avuti molti e ne ho molti anche nel presente. Non ultimamente, perché siamo appena usciti con il singolo e stiamo andando già molto bene, ed è un progetto su cui abbiamo lavorato tanto.

L’anno scorso l’ho avuto perché mi sono trovato a lavorare con delle persone con cui non mi prendevo: avevamo progetti diversi, ed ambizioni differenti. In momenti del genere, ti sale un grande sconforto perché inizi a fare considerazioni anche anagrafiche: “Ho già ventidue anni, ancora non ho trovato un produttore con cui mi trovo bene”. Fino a sette mesi fa erano più i momenti di sconforto che quelli di felicità, a livello musicale.

A proposito di passato musicale, ho visto che hai fatto parte di un duo: i Sinz Yesterday…

Abbiamo fatto uscire due singoli che, per i tempi, erano andati anche bene, ma eravamo piccoli. Entrambi abbiamo preso dei percorsi diversi. Ero un ragazzino di quindici anni che stava migliorando.

Cosa è successo? Come sei passato dall’Hip Hop dei Sinz Yesterday all’indie-pop di Marvasi?

La seconda strofa di “Tratti di vernice” è una strofa Hip Hop. Scrivo ancora Hip Hop, la differenza è che gli do una linea vocale, e gli faccio un ritornello che, invece, va in un’altra direzione. Chiaramente “Tratti di vernice” è solo l’inizio di un progetto molto più grande: in tutti i miei brani, anche inediti, il mio tratto distintivo è che utilizzo delle metriche Hip Hop, riarrangiate in chiave Indie-Pop.

Il cambiamento l’ho avuto quando ho riiniziato a cantare: dagli otto ai dieci anni ho avuto la fase Hip Hop; dai dieci fino ai Sinz Yesterday la fase cantata; poi con Matteo, l’altro dei Sinz Yesterday, era lui a cantare. Il produttore di questo duo era Yoshimitsu, l’attuale produttore di Ultimo. Bisogna contestualizzare, sicuramente eravamo nella media per gli anni e per l’età che avevamo, ma Billie Eilish alla stessa età ha inciso il suo primo album, ed è una cosa meravigliosa. Ma non puoi vivere rapportandoti a questi “mostri” della musica.

Cosa ti aspetti da questa versione evoluta di te stesso?

Cambiamenti lenti e graduali. Non mi aspetto il “Boom” da subito, ma mi aspetto degli ottimi numeri e degli ottimi risultati. Abbiamo avuto la fortuna di avere SkyTG24 come piattaforma per l’anteprima, abbiamo fatto l’intervista anche con Radio Rai1, che insieme a questa intervista fanno parte dell’enorme lavoro dell’ufficio stampa. È un contenuto molto importante per iniziare, non tutti gli emergenti hanno la possibilità di farlo, quindi mi ritengo molto soddisfatto di questo.

Siamo all’inizio! Punto molto su “Tratti di vernice”, ma già da ieri sono chiuso in studio per lavorare all’arrangiamento del secondo brano, quindi uscirà presto.

E questo tuo primo singolo “Tratti di vernice”, a chi è dedicato?

Domanda importante. Alla mia ex-fidanzata, Micol Mineo, che è la protagonista assoluta del brano, del videoclip e dell’opera, quando ancora era solo composizione. Ho ancora difficoltà a chiamarla “ex”, per tutta una serie di motivi. Lei è la mia musa ispiratrice per antonomasia. Ha ispirato quasi tutti i miei brani d’amore. Mi ricordo ancora il giorno in cui la storia è finita: ho reagito prendendo una bottiglia di vino e scrivendo la prima strofa di questa canzone, che poi ho sviluppato i giorni successivi.

“E quando mi risveglierò sarai un tratto di vernice sul quel muro sporco di noi” … Perché un tratto di vernice? A cosa è ispirata questa immagine?

I tratti di vernice sono la metafora di questo amore finito che rimangono indelebili.
Il muro è casa e rappresenta qualcosa di concreto e fisso, sempre presente nella vita di una coppia. Le mura cingono la camera da letto e sono, spesso, la prima cosa che vedi al mattino, quando ti svegli. Il tratto di vernice segna e sancisce l’inizio e la fine di qualcosa, in questo caso rappresenta la fine, ed infatti il tratto è volutamente nero nell’immagine di copertina del singolo.

Ho letto della malinconia nella frase del pezzo in cui dici “rivuole i suoi difetti che lui non sopportava” …

Sì, lo ripeto due volte. È un bridge e viene prima del ritornello. È un punto molto importante perché racconto i motivi per i quali lei ha deciso di lasciarmi: parlo di “voce poco femminile”, di “smorfie del viso che” a mio parere “le rovinavano il sorriso”. Ero diventato un critico e non la facevo sentire più sicura nella relazione. Credo sia una cosa che accade a tante coppie: entrare in quel loop di routine e quotidianità che trasformano quei “difetti”, che un tempo si apprezzavano nell’altro, che facevano sorridere, sui quali si scherzava e che, magari, venivano visti come pregi, in qualcosa che non si sopporta più. Queste stesse caratteristiche sono state le prime a mancarmi quando l’ho persa.

Direi che è una canzone molto malinconica e mi fa piacere che sia stata colta questa tristezza e malinconia, perché l’arrangiamento è molto “Happy”. C’è una antitesi tra la parte strumentale, cioè la produzione, ed il testo del brano.

Sei uno che ci ripensa in amore? Torneresti con un’ex?

Sì…sì! La scelta di far recitare lei, che è una giovane attrice in carriera, è stata fatta appositamente per rendere il videoclip il più realistico possibile. Noi non abbiamo recitato, noi ci siamo semplicemente ricordati le emozioni che abbiamo provato in quel periodo e le abbiamo tirate fuori, ed alcune erano rimaste. Quindi per rispondere alla tua domanda, partendo dai suddetti presupposti, è più un “sì” che un “no”.

Come ti sei sentito, una volta tornato a casa, dopo le riprese?

Lei, essendo un’attrice, sicuramente ha avuto più capacità e più controllo nel riuscire ad esternare le proprie emozioni; io sono un cantautore [ride]. Lei è rimasta composta fino all’ultimo, io un po’ meno. È stato difficile, soprattutto perché è un videoclip fatto di flashback: per esempio, durante le riprese della scena in cui lei è in bagno, non sono voluto entrare. Quella scena l’ho scritta con lei.

Come sono andate le riprese a livello tecnico ed artistico?

La regia del videoclip è di Iulian Purice che, con Matteo Zaganelli e tutta la troupe, hanno fatto un lavoro meraviglioso. Ci tengo a ringraziarli perché sono tutte persone che credono nel progetto: io lavoro solo con persone con cui c’è sinergia. Non perché debba piacere a tutti la mia musica, ma ci devono stare dentro per lavorare bene con me. Per me, non esiste la frase “non mi piace”, ma la frase “è fatta male”: per esempio, io non amo la trap ma riesco a riconoscere il potenziale di un brano fatto bene.

Cambiamo argomento: come hai passato la quarantena?

È bello rispondere a questa domanda, perché, sinceramente, l’ho passata benissimo: ho scritto, suonato, registrato quasi tutto il giorno. Ho anche seguito le lezioni online dell’Università, per gli esami che mi interessava dare: infatti ne ho dati un paio a giugno. Per il resto mi sono occupato solo di musica, di tutti i contenuti social con l’aiuto di mia sorella che mi faceva da fotografa e videomaker. Purtroppo ho riiniziato a fumare: avevo la sigaretta elettronica, ma vedendo tutti i giorni mia sorella girarsi le sigarette, ho riiniziato anche io.

Onestamente, i miei genitori fanno parte della classe dipendente che, in Italia, forse è stata quella più tutelata, considerando che tanti imprenditori e liberi professionisti hanno perso il lavoro. Le aziende dei miei genitori ci hanno permesso di vivere questo periodo di attesa serenamente.

Come vedi il mondo musicale nel futuro post Covid?

Escono sempre più artisti, su Spotify ne escono mille a settimana, una cosa folle! Ma a provarci davvero saranno un centinaio…
Quello che ha fatto la scena rap italiana per il lockdown è stato divertente: il freestyle sul covid, le challenge. È stato un momento di incontro e di ritrovo che agli artisti non fa mai male. Molti hanno cantato live in diretta, su Instagram!
Anche io ho usato molto la diretta, e mi sono divertito molto a fare dirette con altri artisti, per esempio con Fantoni, uscito da poco. Da quel punto di vista è stato bello.

Cosa c’è nella tua playlist Spotify?

Dovrei controllare, ma posso dirti che spazio da Young Thug, a Battisti, per tornare su un paio di brani di Travis Scott, Pino Daniele, Raury, che ho conosciuto da poco. Masego, un artista di origine giamaicana, che si è inventato un genere, la trap house jazz. Ho tante canzoni anche di Battiato. Ascolto principalmente black music straniera, cantautorato italiano e qualcosa del rap italiano.

La nostra piattaforma si chiama Musicisti Emergenti. Cosa consiglieresti ai Musicisti Emergenti?

Crederci a tal punto da riuscire a migliorare costantemente, non accontentandosi mai, con impegno e fatica. Riconoscere i propri limiti cercando di trasformarli in punti di forza e in valori.
Avere degli obbiettivi, basta con questa storia del sogno: il sogno fino a sé stesso non l’ho mai capito.
Riconoscere che questo è un lavoro, nonostante inizialmente si debba fare degli investimenti, perché non tutti hanno la fortuna di trovare un produttore che ci crede ed investe. “Non ho i soldi, sto studiando, però voglio fare anche musica”, se è il tuo sogno ti metti a lavorare e ti finanzi.
Sapersi mettere nelle mani di professionisti con umiltà. Fare la prima donna e l’artista incompreso non porta a nulla.

 

Per contattarlo:

Fb: https://www.facebook.com/marvasi.official

Ig: https://www.instagram.com/marvasi_/

 

G. Lo Russo

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