Effetti del Decreto Dignità sul settore sportivo

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Conto alla rovescia per tutte quelle società sportive d’Italia che vedranno sparire il logo del loro sponsor dalle maglie e dai cartelloni, se questi è un’azienda che opera nel settore del gioco d’azzardo. Fine delle sponsorizzazioni con i player dell’azzardo a partire dal 1° gennaio 2019. Queste le limitazioni previste dal Decreto Dignità.

Cosa prevede il Decreto Dignità?

Il decreto, pubblicato in Gazzetta Ufficiale con il nome di Legge 96/2018, trova applicazione sul fronte della durata dei contatti a tempo determinato, sulle delocalizzazioni delle imprese, sul prelievo fiscale e sulle misure volte a contrastare il gioco d’azzardo.

In questa sede vogliamo approfondire la parte relativa alle misure anti-azzardo, contenuta precisamente nell’articolo 9 del Decreto.

Cercando di fare una sintesi di quanto stabilito nell’articolo 9 del decreto, riportiamo i seguenti punti:

  1. si cessi qualsiasi forma di pubblicità diretta o indiretta relativa a giochi e scommesse, tutti i contratti stipulati entro l’entrata in vigore del decreto potranno restare validi fino a scadenza e comunque non oltre un anno dalla stipula;
  2. si cessi qualsiasi forma di sponsorizzazione al gioco d’azzardo ma, a differenza della pubblicità, tutti i contratti cesseranno entro l’inizio del nuovo anno. Le violazioni per questi primi due punti comporteranno una sanzione pecuniaria pari al 20% del valore dei contratti illeciti e comunque non inferiore a 50 mila euro;
  3. sarà gradualmente innalzata la misura del PREU (Prelievo erariale unico) sugli apparecchi fisici nei prossimi 5 anni;
  4. dovranno essere installati dei lettori per la tessera sanitaria (come quelli dei distributori di tabacchi) sulle slot entro il 1° gennaio 2020 e sarà aggiunta la scritta “nuoce gravemente alla salute” sulle stesse slot e sui gratta e vinci;
  5. gli esercenti che scelgono di non dotarsi di apparecchiature di gioco all’interno dei propri locali potranno esibire il logo “No slot” prodotto dalla Stato.

Fine delle sponsorizzazioni: lo sport è in subbuglio

Tante aziende sportive hanno già rinunciato a stipulare contratti con i Big del mercato dell’azzardo, collezionando già le prime perdite. Si pensi alla società calcistica capitolina AS Roma, che ha rinunciato ad un triennale del valore di 15 milioni.

Per meglio comprendere la situazione, basti sapere che Juventus, Milan, Roma, Napoli, Inter, Cagliari, Genoa, Lazio, Sampdoria, Torino e Udinese avevano accordi con partner nel mondo del betting. Non solo calcio, l’azzardo veniva pubblicizzato anche in altri settori dello sport come il basket e la pallavolo, dove le proteste sono arrivare in forma di comunicato stampa già i primi di agosto. In quell’occasione, le principali Leghe Professionistiche italiane hanno dichiarato quanto segue: “In merito alla conversione in legge del decreto n.87 del 2018 (c.d. Decreto Dignità), Lega Serie A, Lega Serie B, Lega Basket e Lega Pallavolo Serie A Maschile e Femminile esprimono unanimemente la propria preoccupazione sull’impatto che il divieto di pubblicità e sponsorizzazioni per giochi e scommesse con vincite in denaro avrà sulle risorse dello sport italiano, professionistico e amatoriale e chiedono di essere coinvolti nel processo di riordino del settore del gioco d’azzardo”.

E c’è già chi lo ha ribattezzato “Decreto ipocrisia”, in quanto il divieto di pubblicità non include le “lotterie nazionali con estrazione dei vincitori differita”, come se chi gioca alle lotterie fosse al riparo da qualsivoglia rischio di dipendenza. Poi, in aggiunta, si potrebbe dire che parlare di proibizionismo fa tanto Ottocento, non credete?

Ovviamente, chi esulta meno sono certamente le società sportive, che perdono la garanzia dei fondi provenienti dalle agenzie allibratrici. In realtà, al di là delle proteste dei diretti interessati, il Decreto ha riscosso successo e non è difficile comprenderne le ragioni.

Ma l’entrata in vigore del Decreto basterà ad arrestare il fenomeno della ludopatia in Italia?

Non mancano le polemiche anche in questo senso. C’è chi è convinto che il Decreto non servirà ad abbattere gli atteggiamenti problematici nei confronti del gioco e che, quindi, questa manovra si rivelerà la proverbiale “zappa sui piedi” dello Stato. Dopotutto, nessuno Stato europeo incassa dal gioco d’azzardo quanto l’Italia: più di 10 miliardi di introiti dell’erario vengono dal gaming.

Questo sta a significare che, negli ultimi dieci anni, l’Italia ha portato il livello di tassazione sul gioco d’azzardo più in alto rispetto agli altri paesi europei: più del doppio rispetto a Francia e Regno Unito, quasi 4 volte quello di Spagna e Germania.

Nel 2017, gli italiani avrebbero speso circa 19 miliardi. A trainare il comparto sono le slot e le videolottery, ma il segmento dell’online gaming è destinato a crescere nei prossimi anni.

Continuano gli investimenti dei Big del settore, che stanno lavorando per migliorare la user experience del canale digitale. Per comprendere l’operato svolto dagli addetti ai lavori, basta guardare la sezione dei casinò online e delle slot virtuali dei principali gestori di giochi online, sempre più usabili, accessibili e sviluppate anche in ottica responsive (per smartphone e tablet).

Ma quanti sono i giocatori problematici in Italia?

Stando ai dati raccolti dal CNR, in Italia, le persone con un problema verso il gioco d’azzardo sarebbero l’1,6%. Il disturbo da gioco è l’ottava patologia nel Bel Paese. I casi trattati dai centri specializzati negli ultimi 18 mesi sono stati circa 24.000.

E mentre gli sponsor abbandonano le casacche ufficiali, gli addetti ai lavori sperano di poter intavolare un dialogo futuro su manovre meno estreme per la limitazione del fenomeno.



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