Rapper emergenti | Intervista a Piedeoner a.k.a. Kocondor

È giunto il momento di tornare a parlare di rap, e stiamo per farlo come si deve, insieme ad uno dei migliori rapper underground del Nord Italia. Parliamo di Piedeventiseienne bresciano dalle idee molto chiare, che è entrato in contatto col mondo rap bresciano all’età di sedici anni (quando il rap non andava ancora di moda), e da allora, di strada, ne ha fatta parecchia! Ha intrapreso numerosi progetti insieme ai suoi amici e ad altri rinomati artisti della sua zona, ed è entrato a far parte per diverso tempo della SVD Crew. Per diffondere meglio il proprio messaggio, senza influenze di alcun tipo o contaminazioni, Piede ha da poco deciso di intraprendere la carriera di solista, ed è in qualità di ciò che lo intervisteremo, per conoscere meglio le sue idee e le sue intenzioni.

 

 

  • Parlaci un po’ di te e di quando e come è iniziato il tuo legame con la musica.
    Ciao! Io mi chiamo Fabio, oppure Piede o Keyocondor, chiamatemi come volete. Ho tipo ventisei anni ed è da quando ne avevo sedici che bazzico nell’ambiente rap della mia città, Brescia. Ho iniziato a esprimermi in rime assieme ad amici per le strade del centro, tra pesanti aperitivi e altrettanto pesanti cerchi freestyle. Era l’epoca in cui se andavi in giro con dei baggy eri l’emarginato sociale a rischio di strizzate d’occhio e battutine; le fighe nemmeno ti guardavano se avevi il cavallo basso, al contrario di oggi, dove sono i “fighetti” di allora che girano e “fanno i rapper di brutto”. Comunque poco importa delle tendenze, io ho sempre sentito il bisogno di esprimere le mie particolarità, di esprimere me stesso in qualche modo e la musica è un canale di questi: disegno, scrivo versi e racconti oltre che a fare musica. Dai venti ai ventitre anni, più o meno, ho fatto parte del collettivo Voz Perdida assieme a miei cari amici (Gustavo, Stigma e Barbie), con i quali ho calcato i palchi della città e provincia nelle aperture ai più svariati nomi dei più svariati eventi. Dopo questo periodo un pò sulla cresta dell’onda, parlo a livello locale ovviamente, ho deciso di intraprendere un sentiero da solista nell’ambito musicale, perché le idee e i motivi che ci spingevano a fare musica erano completamente differenti e maturando nel tempo ho capito che se volevo trasmettere un messaggio in maniera più efficace dovevo farlo da solo: senza “contaminarlo” con le idee dei miei ex-compagni, che nulla avevano a che fare con il mio scritto.
  • Di cosa parli nelle tue canzoni?
    Nelle mie canzoni esprimo odio. Odio in primis verso quello che oggi spacciano per “arte”, che dovrebbe essere la più pura espressione della singolarità individuale, così: fine a sé stessa, senza compromessi di alcun genere. Invece, oggi, tutta l’arte, e sopratutto la musica come in questo caso specifico, non è nient’altro che un mercato, un business frutto di elaborate strategie finanziarie e sondaggi di marketing. Un PRODOTTO fatto e confezionato appositamente per aver il maggior numero di acquirenti possibili, per avere il maggior guadagno economico possibile. Odio verso la società che reprime l’individualità della persona, costringendola in classi standard in cui identificarsi, proponendoli percorsi obbligati da seguire dalla culla alla tomba, riducendolo a essere lubrificante per il grande ingranaggio della schiavitù industriale globale. Odio PURO, quindi, verso l’essere umano, che accetta e permette tutto questo.
    CASH, SOLDI, FLUSS: alla gente importa soltanto di questo e nel suo nome condanna la sua specie e il mondo. Il mio è un senso di “disadattatezza” a 360° che vomito su una strumentale, i miei testi sono ricchi di immagini macabre, parole oscure. Il mio è un rituale arcano che estrae dall’anima il male, così che tu possa anche stringere la mano a quella gran persona di merda che alla fine sei te. Siamo malvagi. Rendiamocene conto.
  • Trovi sia difficile crescere e farsi notare in Italia?
    Per fare carriera bisogna scendere a compromessi. Nessuno raggiunge determinati obbiettivi mainstream senza piegarsi al volere di chi regge la grande distribuzione e gestisce i canali principali di diffusione della musica (radio,canali tv ecc..). Negli ultimi anni, ma sopratutto nel 2015, il VERO potere d’acquisto è esercitato da giovani ascoltatori che variano in una fascia di età tra gli 11 e i 17 anni: sono loro la grande fetta di mercato che compra musica, quindi se vuoi avere visibilità a livello “totale”, devi o “essere la moda del momento”, ovvero fare un genere di musica che per un caso fortuito va di moda in un qualsiasi momento e avere quindi l’occasione per saltare in groppa all’onda , oppure ricerco a seconda dei like sui social quali sono le tendenze più in voga e elaboro un progetto “ad hoc” per servire la faccenda. Stiamo ancora parlando di musica? Non mi pare! Senza parlare del fatto che oggi se non hai un VIDEO non vai da nessuna parte, ovviamente chi ha più soldi per fare video più elaborati e complessi parte automaticamente in vantaggio su di uno che magari è dieci volte più meritevole di essere ascoltato. Inoltre, ha più visibilità chi è in grado di investire denaro: views, like, fan e quant’altro possono essere letteralmente comprati per denaro liquido su tutte le piu grandi piattaforme web rendendo, come dicevo prima, chi ha disponibilità di investire liquidi sempre in vantaggio rispetto a chi no come le grandi distribuzioni. Tra l’altro, sono dell’idea che chi fa MUSICA dovrebbe puntare su quella, mica sui video! Poi dipende dagli obbiettivi che uno si pone: visibilità a livello nazionale “undergruond” si può ottenere nel tempo, insistendo e spingendo negli anni la propria musica, girare per le città nelle jam, conoscere le persone degli altri posti scambiarsi idee, partecipare ai cerchi di freestyle, se uno merita davvero e ha costanza nel tempo riesce a ottenere qualche soddissfazione a livello undergruond.
  • Quali sono le maggiori difficoltà che hai incontrato?
    Il fatto è che a nessuno interessa la musica in sé. L’artista è ridotto al numero di contatti che ha, una percentuale di pubblcità/ricavo legata alla sua immagine, sostanzialmente interessa il numero potenziale di euro, il business che questo può muovere. Io sono totalmente disinteressato alla cosa, non cerco un guadagno con la musica, se non un rimborso spese, laddove ci si debba spostare lontano, e mi dà fastidio andare a suonare in un locale completamente gratis quando il pubblico è comunque costretto a pagare l’ingresso per un mio evento, magari anche di dieci euro, giusto perché la musica, come prima dicevo, è l’ennesimo prodotto servito su un palco, per servire un consumatore che olia il grande ingranaggio della bestia.
  • Adesso parliamo del tuo progetto da solista.
    Ho fatto un album di dieci tracce, dal titolo Lotus Flow(er), in cui ci sono delle collaborazioni con i miei amici più stretti, sia a livello personale che a livello artistico; è prodotto quasi interamente da Gustavo Vozperdida.
    In questo lavoro spazio tra molti temi, dalla critica sulla musica contemporanea a vicende personali vissute negli anni, dall’analisi della società moderna fino ad arrivare a riflessioni su temi più profondi come la morte.
    Alcune tracce si trovano sul mio canale Youtube, altre si trovano nel mio spazio Soundcloud, esistono anche copie fisiche dell’album disponibili presso me stesso, se venite a trovarmi ve la regalo!

 

 

  • L’album è completamente autoprodotto?
    Le strumentali me le hanno sempre passate beatmaker amici, tuttavia, dopo l’ultimo lavoro, ho capito che per incorniciare nella giusta atmosfera i miei testi, ho bisogno di suoni creati da me, pensati appositamente da me. Alla fine è praticamente impossibile trasmettere l’idea che hai di un suono a un’altra persona, va a finire che non si ottiene mai il risultato che uno ha in testa! Così mi sono rimboccato le maniche e nell’ultimo periodo mi sto completamente autoproducendo, solo così posso rendere efficace al 100% l’immagine evocata dalla mia musica, creando una cosa personalissima a tutto tondo e che mi esprime a pieno.
  • Hai già qualcosa di nuovo in progetto? E quali sono le tue aspirazioni per il futuro?
    Si, sto lavorando, molto a lungo termine, al mio prossimo album, interamente prodotto da me. Devo dire che la forma che sta prenendo è una cosa molto singolare, i suoni sono tutto tranne che rap ma sono molto entusiasta della cosa che sta venendo fuori, anche se ci metterò una vita probabilmente a completarlo. Per quanto riguarda le aspirazioni sono nulle nel senso che non mi aspetto riscontri o cosa da quello che faccio, mi limito a fare la mia musica senza dover rendere conto di niente a nessuno.
  • Parlaci di un bel ricordo legato alla tua carriera.
    Non mi viene in mente nessun episodio particolare, ma posso raccontare la cosa secondo me più bella del cantare live! Più o meno la situazione che si presenta prima di cantare è sempre la stessa, quando manca poco a salire sul palco, si è sempre agitati, con il cuore in gola, anche se sono anni che sei sui palchi a esibirti, anche se davanti hai un pubblico di dieci persone, la cosa non cambia. La sensazione è la stessa. Ti dici che sarebbe meglio non cantare, sei tutto dubbioso e invece una volta salito sul palco ed aver sentito le tue prime parole, amplificate dalle casse, tutto cambia: le parole iniziano a uscire da sole. L’emozione è unica e ti lasci trasportare dal live fino a che staresti tutta notte sopra il palco a ulrare a squarciagola uhahaha. Vi ringrazio di cuore per lo spazio concessomi! Che la pace ci stringa!

 

 

Siamo ben felici di aver scoperto il mondo di Piede e le sue idee sul mondo della musica contemporaneo. Potete continuare a seguirlo tramite Facebook, Youtube e Soundcloud, dove potrete ascoltare tutti i suoi brani.
Se vi siete persi la prima intervista di oggi, leggete quella alla rock-band siciliana Living Core. Se invece volete recuperare le interviste di ieri, potete leggere quella in cui conosciamo i The Dominoes e quella agli Zeno.
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