Henneh: l’intervista completa alla band romana



Conosciamo meglio la giovanissima band romana Henneh. Qual è la loro storia? Quali messaggi vogliono trasmettere con la loro musica?

Vi avevamo già accennato qualcosa nell’anteprima pubblicata Sabato scorso (da rileggere qui), ma adesso è arrivato il momento di conoscere meglio Leonardo, Marco e Simone, i componenti della band Henneh (qui la loro pagina Facebook). Scopriamo cos’hanno da raccontarci nell’intervista di oggi. A parlare con noi sarà in particolar modo Simone Fioretti, nel ruolo di portavoce della band.

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  • Ciao Simone! Parlaci un po’ degli Henneh, come sono nati?
    Gli Henneh nascono principalmente per passione, condita da una sana e genuina amicizia. Il gruppo nasce nei primi mesi del 2016 nell’intento comune di creare un progetto musicale valido e originale.
  • Chi sono gli altri componenti della band?
    La band è formata da Leonardo Rosati (voce, basso e synth), Marco Pennacchini (voce e chitarra), e poi ci sono io alla batteria.
  • Il vostro nome ha un significato particolare?
    No, volevamo solamente un nome originale, diretto e possibilmente palindromo.
  • Quali sono gli argomenti che ricorrono maggiormente nelle vostre canzoni?
    Non c’è un argomento principale ricorrente nelle nostre canzoni, queste parlano di una quotidianità che può essere di tutti e parlare di tutto; dei sogni, delle paure, degli idoli, delle difficoltà.
  • Parlaci più dettagliatamente del vostro ultimo singolo.
    High as a Kite nasce inizialmente da una frase detta durante un’intervista di Noel Gallagher. La frase High as a kite significa “essere strafatto”, ma il senso della canzone non è questo, lo si deve intendere letteralmente IN ALTO COME UN AQUILONE. La canzone parla dei sogni, di voler andare avanti costruendo il proprio futuro con ambizione e voglia di vivere.

  • Ci sono già altri progetti in cantiere per i prossimi mesi o anni?
    Nel breve periodo gli impegni della Band sono mirati alla promozione del nostro primo lavoro: THERE IS ALWAYS TOMORROW, con la partecipazione ad eventi live sia esclusivi della band che all’interno di varie manifestazioni.
    Contemporaneamente stiamo già lavorando su nuovi pezzi che andranno a comporre il seguito del nostro primo disco.
  • Trovi sia difficile farsi conoscere in Italia? Quali sono le problematiche maggiori?
    In una scena musicale prevalentemente dominata da singoli “trainati” non è mai facile, specialmente per una band nata da zero, emergere. Si bada molto di più all’immagine che alla sostanza e forse è proprio questa la problematica maggiore.
  • Quali sono invece, secondo te, gli aspetti positivi del panorama musicale del nostro Paese?
    In un panorama a livello commerciale maggiormente piatto, c’è la possibilità di sperimentare nuove idee e nuove strade, aiutati anche dalla possibile diffusione ottenibile tramite il web e i social.
  • Quale consiglio daresti a un artista emergente?
    Approfittare di ogni possibilità, anche la più piccola. In ogni posto, a qualsiasi prezzo e per qualsiasi pubblico… L’importante è sempre essere se stessi e suonare!
  • Raccontaci uno dei ricordi più belli legati alla tua esperienza con gli Henneh.
    Nessun ricordo può superare l’emozione di un pubblico che per la prima volta canta insieme a te la tua canzone. Questo è stato sicuramente il momento migliore per noi.

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