SJ | Intervista al rapper catanese emergente



Anche oggi parliamo di rap, dopo l’intervista di ieri al rapper e beatmaker ICE, oggi vi facciamo conoscere un giovane siciliano emergente: Carmelo Petraschi, conosciuto come SJ. Carmelo ha iniziato a rappare da ragazzino per gioco, ma col tempo, quello che all’inizio sembrava essere un mero passatempo, è diventata una passione e poi una carriera che si avvia a diventare sempre più proficua. Lasciamo adesso la parola a lui e facciamoci raccontare di più.

SJ

  • Ciao Carmelo! Parlaci un po’ di te e raccontaci com’è nato il tuo legame con la musica.
    Ciao! Sono Carmelo Petraschi, in arte SJ, ho 22 anni e vengo da Catania. il mio legame con la musica è iniziato cosi: ho iniziato a provare a scrivere i primi testi da bambino, avevo dodici anni, da quel momento ho iniziato a sentire dentro me una forza incredibile, iniziai molto presto ad approcciare con le metriche, i flow e tutto il resto. Mi accorsi che ciò che stavo facendo fosse un qualcosa di molto naturale, e con molta facilità riuscivo a parlare di argomenti semplici o complessi riuscendo ad abbinare ai miei concetti contenuti molto accurati abbinando una buona tecnica di rhyming e flow sempre vari. Ho iniziato a scrivere i primi testi nel lontano 2004, e col passare degli anni ho scoperto di avere  un buon approccio con la mia musica e poetica soprattutto. La mia indole molto sensibile mi portò a scrivere parecchie poesie e l’approccio ancora più specifico con la metrica ebbe inizio proprio in quel momento, capii, tramite la scuola, come funzionava la metrica, ma il rap mi portava ad averne una tutta mia grazie all’approccio musicale con le varie strumentali. Col passare degli anni sono cresciuto rappando in strada anche tramite il freestyle, ho giocato poco col rap, l’ho fatto giusto per pochi giorni, il tempo che serviva a capire che mi faceva stare bene.
  • Di cosa parlano i tuoi testi?
    Nei miei testi tratto di argomenti strettamente connessi alla mia persona, alla mia personalità artistica
    che è connessa a quella umana, dato che il rap è ciò che sento e io sono un rapper a tutti gli effetti.

 

 

  • Pensi sia difficile emergere come rapper nel nostro Paese?
    Penso che emergere sia un impresa che dipende strettamente da noi stessi, la cosa più importante secondo
    me è emergere per il proprio pubblico e non globalmente, ognuno crea il proprio movimento e non è
    necessario per forza andare in televisione. L’underground conta più di tutto, perché soltanto esso resta; 
    quando un artista si vende alle emittenti televisive si rende schiavo di esse e quando la gente non ti vede
    più pensa che tu sia sparito. L’underground resiste e rimane, la moda sparisce.
  • Quali sono state le maggiori difficoltà che hai incontrato?
    Nel campo del rap le maggiori difficoltà che ho incontrato sono state i contest di freestyle, non sono mai riuscito a vincere un freestyle contest, però ho vinto parecchie battle.
  • Cosa pensi della scena rap italiana contemporanea?
    Penso che alcuni talenti come Gemitaiz, MadMan, Emis Killa, Marracash, Mondo Marcio, eccetera, abbiano dato una speranza alla gente che pensava di non poter riuscire ad emergere, e la scena italiana adesso si trova in una fase di crescita, soprattutto la scena romana, con talenti come Jesto, CaneSecco e molti altri. Anche i recenti Mostro e Low Low hanno dimostrato di avere delle buone abilità, così come Shade e Fred De Palma, insomma la scena italiana è in mano ai giovani, e la cosa che mi fa più piacere è che è in mano ad artisti che puntano a valorizzarla! W L’underground Italiano W Lord Madness!
  • Torniamo a parlare di te ora, o meglio, dei tuoi ultimi lavori…
    Presto sarò fuori con il mio primo progetto solista My First Project (EP). Il disco non ha un concept ben preciso, però è stato scritto e soprattutto vissuto, brano dopo brano.
    La particolarità di questo disco sta nella percezione, durante l’ascolto di ogni singola traccia, dei miei
    miglioramenti tramite l’immedesimazione dell’ ascoltatore all’interno dei testi e la tecnica utilizzata nel
    trattare gli argomenti.
    Sarà fuori sotto il logo della mia etichetta indipendente Underground promise molto presto, e spero
    piaccia a più persone possibili.

 

 

  • Ti autoproduci o hai un’etichetta alle spalle?
    Mi autoproduco per quanto riguarda la parte scritta; vengo prodotto spesso dal mio beatmaker Amedeo Deca Di Caro (Deca).
  • Al momento hai già in mente qualcosa di nuovo dopo il tuo EP?
    Per adesso mi sto dedicando completamente a My First Project.
  • Quali sono le tue aspirazioni per il futuro?
    Spero di accrescere il mio fan-base e di poter vivere di musica.
  • Raccontaci un bel ricordo legato alla tua carriera.
    Il mio ricordo più bello legato alla mia carriera di musicista risale al lontano 2003, quando guardai per la prima volta il film 8 mile. Da là è iniziato il tutto, non potrei mai dimenticare il giorno in cui vidi quel film, c’è l’ho impresso nel cuore.

 

 

Grazie a SJ per averci concesso questa intervista e per averci fatto conoscere la sua musica e tutto quello che c’è dietro. Potete continuare a seguirlo tramite i social sulla sua pagina Facebook, il canale Youtube e tramite il sito della Underground Promise.
Le nostre interviste tornano domani con il trio bresciano WOP. Per rimanere sempre aggiornati sugli artisti emergenti e sulle promesse del panorama musicale italiano continuate a seguire tutti i giorni le nostre interviste sulle news di Wikitesti.com e sulla nostra pagina Facebook.


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