RIUS | Intervista al rapper emergente siciliano



È giunto il momento di conoscere l’artista con cui stiamo per parlare oggi. Si tratta di RIUSrapper emergente siciliano, membro della Pitbull Crew. Nasce il 1994 come Rosario Distefano, nella bellissima Valle di Noto. Ama la musica da subito e inizia a studiare la chitarra. Per uno sfortunato incidente, il suo futuro non riguarderà le sei corde ma delle rime accompagnate da un beat. Dopo aver conosciuto il rap, infatti, Rosario decide che la sua strada sarebbe stata quella, e così è ancora oggi e molto probabilmente sarà in futuro. Parliamo con lui per sapere di più sulla sua storia e sui suoi progetti.

 

 

 

  • RIUS, parlaci di te e di come e quando ti sei avvicinato alla musica e, in particolar modo, al rap.
    Innanzitutto vi ringrazio per l’intervista, piacere Rius (Rosario Distefano), sono un emergente avolese (provincia di Siracusa, Sicilia), appartenente alla PitBull Crew.
    Il mio legame con la musica inizia molto presto, ma non con il genere rap. Avevo di preciso quindici anni la prima volta che presi in mano una chitarra (Yamaha classica), dopo mesi e mesi di duro allenamento iniziai a praticare il genere metalcore (secondo chitarrista in una piccola band, rinomata a livello cittadino) fino a quando non mi infortunai alla mano destra (per motivi sportivi). A quel punto non sapevo più cosa fare, un mio amico, prima del mio infortunio, mi fece ascoltare una canzone (Cani da Ring – Aban), mi informai al riguardo e traccia dopo traccia ascoltai tutte le sue canzoni, così il rap iniziò ad entrarmi nel sangue; quindi scesi nelle piazze di freestyle locali ed iniziai a rappare. I primi mesi furono sconfitte, una dopo l’altra, dopo però iniziai a prenderci la mano e, dopo essermi fatto le ossa, riuscì ad avere dei buoni piazzamenti nei tornei.
    Un giorno per puro caso conobbi un mio attuale fratello, non di sangue, forse però più importante, EIKEI, che mi spinse a registrare. Così iniziai in un home studio di un mio grande amico Bar Dj (Liverock Dreamrock); la prima traccia che incisi fu l’intro del mio Mixtape (Medusa, dedicato ad una mia defunta ragazza morta in un incidente stradale): Contro tutto e tutti. Successivamente dedicai una canzone alla ragazza (perno centrale del Mixtape), fino a continuare e concludere il Mixtape dopo qualche mese. 
    Avendo un passato da freestyler, le tracce iniziarono fin da subito a riscuotere un discreto successo. I miei fratelli del quartiere Cappuccini (e non) iniziarono fin da subito a supportarmi, a cantare i miei pezzi, a farmi sentire “importante” (non smetterò mai di ringraziarli, è solo grazie a loro se sono qui), quindi continuai nella mia strada formando una Crew, la PitBull Crew insieme a Spliff e Rulèz e dubito che qualcuno riuscirà ormai a “buttarmi” fuori dalla scena.

 

 

  • Di cosa parlano le tue canzoni?
    Nei miei testi tratto diversi argomenti (senza filtri), ma nel particolare do sfogo alla mia rabbia, tendo ad aprire gli occhi alla gente riguardo tutte le cose che non funzionano in questo Stato, tratto tematiche attuali, tutto ciò che accade giornalmente e tendo ad essere sempre molto critico e diretto.
  • Pensi sia difficile emergere in Italia?
    Penso sia più che difficile farsi notare al giorno d’oggi (molti lo fanno per moda), soprattutto se non si ha una spinta, cosa che non ho e nemmeno mi cerco, mi basta girare tra i miei compari al momento.
  • Quali sono state le maggiori difficoltà incontrate finora?
    Di difficoltà se ne trovano tante e tante. La più grande penso sia la mia città, non per chissà quale motivo di odio eccetera; bensì perché vivo in una piccola cittadina della Provincia di Siracusa e mica è facile farsi strada in un posto dove fare il rapper viene visto come una perdita di tempo, dove è difficile poter fare un live e dove non hai nemmeno la più pallida idea di come andare a registrare e via dicendo. Per il resto, le difficoltà, piccole o grandi che siano, si superano!
  • Cosa pensi del modo in cui è cresciuta la scena rap italiana in questi ultimi anni?
    Devo dire che il 90% dei rapper che si sono affermati in questi ultimi anni non mi piacciono per nulla. A mio parere un rapper si afferma con la gavetta, non con i talent; troppa gente raccomandata, troppa gente commerciale, che tende a chiuderci gli occhi parlando dell’amore, del sesso, dei soldi e della droga e non trattando argomenti seri, dei quali troppo spesso nemmeno i media parlano.

 

 

  • Parlaci dei tuoi ultimi lavori.
    Non ci fermi è una traccia che io e mio fratello EIKEI abbiamo dedicato a tutti coloro che pensano (a causa dell’invidia) di riuscirci a buttare fuori dalla scena rap underground (illusi!). L’ultima collaborazione a cui ho partecipato, fuori dal mio Mixtape, è la traccia Apri gli occhi, sotto progetto di mio compare Alfa. Ci ha collaborato anche un altro compare torinese, Nemesi. Il pezzo esprime tutta la nostra rabbia verso la cattiva informazione alla quale siamo soggetti in Italia tramite i media.

 

 

  • Ti autoproduci o c’è un’etichetta che ti sostiene?
    Mi autoproduco, è molto difficile ma vado fiero della mia indipendenza e di tutto il supporto che ricevo senza etichetta. So che è tutto frutto del “sudore” versato.
  • Hai già qualche nuovo progetto in cantiere?
    Ho già molti progetti per il futuro. Mi sto ben guardando intorno ed oltre a voler fare emergere ragazzi che hanno molta voglia di fare ma niente appoggi (come Alfa, Rima, Fhristianello e Cuore Infranto, tanto per elencarne qualcuno), sto preparando un EP (probabilmente con mio fratello EIKEI, e dentro ci saranno tante sorprese e collaborazioni), sto partecipando a diversi progetti e probabilmente allargherò la PitBull Crew inserendo tutti o quasi tutti gli artisti che hanno partecipato al mio Mixtape e non solo.
  • Raccontaci un bel ricordo legato alla tua carriera.
    Uno dei ricordi più belli legati alla mia carriera da musicista? Vedere i miei compari chiedermi una copia fisica del mio Mixtape, un autografo, vedere tutti cantare le mie tracce, guardare i sorrisi dei miei fratelli, guardare la felicità nei loro volti, per questo non smetterò mai di ringraziarvi. Grazie Christian, grazie Samantha, grazie Angelo, grazie Carmelo, grazie Fabio, grazie Paolo, grazie Ambra, grazie Salvo, grazie Giuseppe, grazie Emanuele, grazie Nunzio, grazie Giuseppe, grazie Francesco, grazie Gianni, grazie Marco, grazie Alessio, grazie Giggi, grazie Sebastiano, grazie Delfio, grazie Davide, grazie Samuele, grazie Emanuele, grazie Rosario, grazie Enzo, grazie Andrea, grazie Pinella, grazie Manuel. Il grazie più grande va alla mia FAMIGLIA che mi ha sempre supportato, grazie anche a te che continui a credere in me perché dici che “vale la pena correre il rischio”. Ed avrei altri ed altri nomi da ringraziare (più di un centinaio), questo grazie vale per tutti: GRAZIE, NON SIETE DEI FANS, SIETE LA MIA SECONDA FAMIGLIA.

 

 

Il nostro “grazie” va invece a Rosario per aver deciso di concederci questa intervista e farci conoscere la sua musica, la sua vita e le sue idee. Potete continuare a seguirlo tramite la sua pagina Facebook e il suo canale Youtube.
Le nostre interviste tornano domani, giorno in cui conosceremo il cantautore Marco Brovedani. Se volete recuperare le interviste di ieri, potete leggere quelle dedicate ad altri due interessantissimi rapper: Key Elle e Nuyaka.
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