Quando il rap è medicina | Intervista al rapper emergente Nuyaka



Nella seconda intervista di oggi, come vi avevamo anticipato, vi facciamo conoscere Nuyaka. Edoardo, questo il suo vero nome, nasce nel 1992 nel lontano Brasile, ma passa tutta la sua vita in Veneto. Come per molti ragazzi, anche per lui il rap è stato un’ancora di salvezza; lo ha aiutato ad allontanare l’inquietudine del non conoscere le proprie origini e la paura di non capire le proprie radici. Nuyaka ha imparato, col tempo, a trasformare le proprie paure e gli eventi tragici della propria vita in rime. Non sempre è facile esprimere cosa si prova, e quasi mai si viene capiti, né si riesce a spiegare il perché dei propri comportamenti; a volte non lo si riesce a spiegare neppure a se stessi. Cantare permette a Nuyaka di far emergere il proprio Io più nascosto e di liberarsi dalle pressioni negative che è costretto a sopportare. Ancora una volta il rap, con le sue rime, con il suo ritmo, diventa catarsi. È il momento di parlare con lui, saprà di certo raccontarci di più e meglio.

 

 

  • Parlaci di te e di come e perché ti sei avvicinato alla musica.
    Sono nato in Brasile il 26 Settembre del ’92 e sono stato adottato al’età di cinque mesi, andando a vivere in Italia, precisamente in Veneto. Ho sempre saputo di essere stato adottato e non l’ho mai vissuto come un peso, fino all’età di quindici anni, quando ho scoperto l’identità della mia madre naturale e della mia famiglia. Iniziai a cercare in lungo e in largo, fino a rintracciare una ventina di parenti dal Nord al Sud del Brasile. Il destino ha voluto che un padre missionario, che aiutò i miei genitori nell’atto dell’adozione, si recasse a casa mia, e mi ponesse davanti agli occhi la foto di mia madre. Senza un preavviso di alcun tipo. Per me fu uno shock. Iniziarono incubi, vennero a galla paure nascoste, insicurezza e tanta ma tanta rabbia. Fortunatamente il destino aveva qualcosa di grande in serbo per me, la cura perfetta: la musica.
    Il mio legame con la musica è iniziato in un tempo a me immemorabile, penso ciò dipenda anche dalle mie origine sudamericane in quanto ho sempre avuto il ritmo nel sangue. Ogni situazione della mia vita, che fosse piacevole o spiacevole, è sempre stata accompagnata da qualche melodia. Inizialmente la mia attenzione musicale non era focalizzata verso l’Hip Hop come genere, ma più verso gruppi come i Linkin Park, i Limp Bizkit o Evanescence, in quanto ho sempre apprezzato lasciarmi trasportare da un timbro di voce graffiato accompagnato da parti melodiche. Per me era come trovarmi in un’altra dimensione, e tutto il resto rimaneva al suo posto, senza intaccare minimamente quei piccoli momenti magici tipici di quando ad esempio su MTV passavano i video dei miei artisti preferiti.
    A quattordici anni, in circostanze a me non ancora chiare, conobbi una ragazza di qualche anno più grande di me, che mi trasmise la passione per l’Hip Hop. Iniziai ascoltando 50 cent, Eminem e molti altri artisti “moderni”, fino ad addentrarmi nella storia dell’Hip Hop, proprio per saperne di più di questa cultura della quale ero “affamato”. Iniziai così a scrivere le prime rime per cui, se ci ripenso oggi, provo tenerezza e orgoglio, in quanto sono sempre rimasto fedele alla mia idea di testi e liriche, ho sempre scritto e detto di voler migliorare il mondo, di voler migliorare me stesso, di non arrendermi di fronte a nulla, e in questo senso per me la musica è stato come un diario segreto, anche se alla portata di tutti, o perlomeno di tutti quelli che erano disposti ad ascoltare le fantasie di un ragazzino.
    Fino all’età di diciannove anni non emergono testi significativi ma, forse, solo poesie, schemi preparativi per qualcosa di più grande e completo. Avevo bisogno di una scossa che facesse esplodere il mondo emotivo che premeva sempre più sulle tempie. E fu a Novembre del 2011 che subii il primo arresto. Le conseguenze nella mia vita furono molteplici, e inizialmente non notai nulla di positivo. Mi crollò il mondo addosso, sentii il peso di aver deluso la famiglia, gli amici, alcuni parenti, e di avere una fama nella quale non mi riconoscevo. Nonostante questo c’era una parte di me che rideva, che aveva vinto. Finalmente avevo innescato la bomba, e ora chi mi poteva fermare? Iniziai scrivendo il testo Perdono, in cui accostai l’adozione all’aborto perché entrambi hanno di base l’abbandono da parte della madre. Ne parlai in toni diversi da come ne parla la maggior parte della gente, ne parlai cercando di “capire” le ragioni, e cercando di perdonare questa scelta. Da allora sono passati quattro anni, e sinceramente in questo periodo di tempo ho sfornato solo una decina di pezzi o poco più, anche se di testi pronti ne ho scritto almeno dieci volte tanto. Ma non mi hanno mai soddisfatto abbastanza. In questi 4 anni ho inoltre cambiato vari nomi d’arte: Mc. Puzzle, Enigma, Fast Growth, fino ad arrivare a Nuyaka l’evoluzione fin’ora più completa del mio essere nella mia anima, un nome che ho anche inciso a linee scure sulla mia carne.

 

 

  • Quali sono gli argomenti più presenti nelle tue canzoni?
    I miei testi sono per la maggior parte incentrati su di me, ma non ne parlano direttamente come una narrativa. Costruisco storie attorno alle mie vicissitudini, come a voler raccontare il tutto in chiave più comprensibile e leggera. Nonostante questo, comunque traspare la mia vena di rabbia e la sofferenza che mi trascino ancora addosso, ma noto che, testo dopo testo, riesco a stendere questo peso, marcandolo sui fogli, e liberandomi sempre più da questo fardello.
  • Pensi sia difficile emergere come rapper in Italia? E cosa pensi del modo in cui è cresciuta la scena rap nel nostro Paese in questi ultimi anni?
    Non credo in Italia sia difficile farsi notare nel campo dell’Hip Hop, anzi, ultimamente è uno dei generi musicali più in voga, anche se non sempre condivido le scelte musicali dei rapper che stanno scalando sempre più le classifiche in Italia. Premetto che non mi sono mai interessato troppo alla scena musicale italiana, di alcun genere. Fino a qualche anno fa non la ritenevo abbastanza “forte”, e mi sembrava che potesse spaziare solo all’interno dello stivale. Comunque posso dire di aver notato alcuni cambiamenti negli ultimi anni, soprattutto nella scena dell’Hip Hop, il quale si sta commercializzando sempre più. Oggigiorno il rap è fatto per vendere, non per essere ascoltato. Continua a raccontare storie, ma le racconta in modo troppo easy, è come una pizza made in London, o un caffè americano. Non ha molto gusto. Se volete saperlo, non mi piace la scena Rap Italiana in vetta alle classifiche. Non mi piace affatto, mi piacciono invece altri artisti, meno conosciuti (purtroppo), ma molto più bravi. E soprattutto fedeli all’Hip Hop, perché l’Hip Hop è una fede.
  • Quali sono state le maggiori difficoltà incontrate finora?
    Le maggiori difficoltà che ho incontrato sono state nell’ambito familiare, non ho mai trovato un consenso stabile da parte di mia madre, in nessun campo. Non crede che con la musica possa concludere qualcosa, questo mi fa male e mi allontana sempre più da lei, ma anche in questo vedo il lato positivo, più mi allontano, più la mia musica respira aria nuova. Le altre difficoltà possono essere riconducibili al cosiddetto “blocco dell’artista”, che, dal secondo arresto nel 2012, hanno segnato abbastanza la mia arte. Iniziavo a scrivere un testo, e dopo una mezz’ora, un’ora, mi bloccavo. Sensazioni più sgradevoli le ho provate poche volte.
  • Parlaci del tuo ultimo singolo, di cosa parla?
    Il mio ultimo lavoro si intitola Lacrime di cera, un testo partorito con molta rabbia, ma nel quale si nota una voglia di rivalsa, di rinascita, e devo ringraziare il regista del video MABE-Mattia Bello, in quanto in poco tempo è riuscito a trovare le location ideali, e a fare un montaggio spettacolare. Il testo parla di me, del perché scrivo, della mia solitudine, del mio amore per me stesso, della forza che ho dentro, della magia della musica e della salvezza che sto trovando in essa. Un consiglio che posso darvi è di guardarlo perché parla molto di me, per chi avesse davvero intenzione di conoscermi.

 

 

  • Ti autoproduci o hai trovato un’etichetta che ti sostiene?
    Per ora mi autoproduco, ma non nascondo che mi piacerebbe avere un po’ di supporto alle spalle. Credo che prima o poi arriverà, per il momento continuerò andando avanti a piccoli passi con le mie forze, come ho sempre fatto.
  • Al momento hai qualcosa di nuovo in progetto?
    Sì, a breve dovrebbe uscire un nuovo pezzo in collaborazione con un’altra artista. Il progetto è ancora in costruzione ma a dire di chi mi sta aiutando, potrebbe essere la svolta per la mia carriera musicale, speriamo. Per ora il titolo è In verità vi dico.
  • Quali sono le tue aspirazioni per il futuro?
    Non nascondo che mi piacerebbe trovarmi sul palco e respirare il calore di una folla urlante tutta per me e regalare loro le migliori emozioni che posso donare: piangere con loro, ridere con loro, sentirle cantare i miei testi, sentire che la mia musica fa stare bene le persone, che ispira le persone, che dona amore, perché è questo che voglio fare con la musica, donare qualcosa agli altri, lasciare un segno.
  • Raccontaci un bel ricordo legato alla tua carriera.
    Di bei ricordi ce ne sono molti, la vostra intervista è uno di questi, ad esempio. Forse il più bello è quando una ragazza mi scrisse dopo aver ascoltato un mio pezzo e mi raccontò che le avevo cambiato la giornata, che non si sentiva più sola e le mie parole l’avevano fatta piangere perché si sentiva che erano vere. Ogni volta che ricevo commenti e complimenti del genere, mi ritrovo più forte, più carico e con più voglia e determinazione di prima nello scrivere questi testi “medicina” per me e i miei fan. Tutta la mia carriera di musicista è un bellissimo ricordo, che dura fino ad oggi, e durerà sempre fino a domani, sono felice di quello che sto facendo, perché so di aver intrapreso la scelta giusta.

 

 

Il rap di Nuyaka riassume tutta l’essenza per cui questo genere musicale è nato. Speriamo che la sua passione possa portarlo sempre più in alto, e che non smetta mai di scrivere come fatto fino ad oggi. Vi invitiamo a sostenerlo e a seguirlo tramite la sua pagina Facebook e il suo canale Youtube. Contiamo di avere, presto, nuove buone news sulla sua carriera.
Non perdete l’altra intervista di oggi, nella quale parleremo con un altro rapper: Key Elle. Se volete recuperare le interviste di ieri, potete leggere quella ai Living Core e quella al rapper Piede.
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