ONILL | Intervista al rapper emergente da Benevento



Oggi si torna a parlare di rap, dopo una lunga parentesi sul cantautorato classico e sperimentale. Il rapper con cui parliamo è un giovane ragazzo della provincia di Benevento, Gianfranco Guida, conosciuto come ONILL. Anche per lui, come capitato a molti dei nostri intervistati, il rap è stato un’ancora a cui aggrapparsi in momenti difficili e un modo per sfogare la propria rabbia dovuta ad un dolore mai chiesto né giustificato. C’è ancora molto altro da dire e da raccontare, ma è meglio che sia lui stesso a farlo attraverso la nostra intervista.

 

 

  • Ciao Onill, parlaci un po’ di te e di come e quando ti sei avvicinato al rap.
    Il mio legame col rap è iniziato intorno ai dieci anni, quando mi è stato regalato Me against world di 2Pac,un album che mi ha colpito molto, tanto da farmi iniziare ad appassionare al generee ad ampliare la mia visione musicale. Ho inizato ad ascoltare molti artisti dominanti della scena rap americana di quel periodo, arrivando ad ascoltare album come “The masters”di Rakim,”Home 4 tha sick” di Eazy-E,”Ready to die” di Notorius Big e tanta altra roba.
    Quando avevo tredici anni i miei si separarono, e passai un lungo e buio periodo di merda, lo ammetto. Fu abbastanza pesante come cosa. Anche se adesso sia dalla televisione che dai media il discorso divorzio/coppie separate viene preso molto alla leggera,viene affrontato molto superficialmente, è diventata quasi normale come cosa. Ma io sinceramente non vedo molta normalità nello sfasciare delle famiglie, fottendosene altamente di tutto, senza pensare alle ripercussioni che possono avere questi eventi su ragazzini di dodici-tredici anni. In Italia ormai non si dà piu peso a queste cose. Chi è al vertice di tutto questo incentra tutta l’attenzione sulle stronzate, lasciando in uno stand-by perenne le cose importanti, facendo un lavaggio del cervello volontario alle persone… è davvero triste la situazione di questo Paese, infatti spero con tutto me stesso di andarmene via da qua.
    Detto questo, comunque, dopo la separazione dei miei iniziai ad ascoltare molto assiduamente Eminem, precisamente l’album Relapse. Mi appassionai tantissimo alla sua storia come alle sue canzoni, devo molto alla sua musica, mi ha aiutato nei momenti di sconforto, e devo dire che ancora oggi lo ascolto quotidianamente. Iniziai a fare rap, in strada, con i freestyle arrangiati su qualche base messa a caso, tra una canna e l’altra, ma presto mi accorsi che non mi bastava più. Iniziai a scrivere i miei primi testi a quattordici anni, per sfogo personale. Testi che non ho mai fatto né sentire né leggere a nessuno, ma che tengo ancora ben custoditi in un cassetto. Nei tre anni successivi ho ampliato ancora di più la mia cultura musicale, ascoltando moltissimi artisti della scena rap italiana e non, ho scritto molti altri testi, con l’unico scopo di migliorarmi,musicalmente parlando, e di sfogare perlomeno un po’ della rabbia accumulata in quel periodo…e devo dire che ha funzionato splendidamente.
  • Quali argomenti tratti maggiormente nei tuoi testi?
    Premetto che io non mi definisco un artista a tutti gli effetti, sono un emergente, quindi ho moltissime cose ancora da imparare. Io faccio semplicemente ciò che mi piace, cerco di fare musica di un certo tipo, e do il mio punto di vista, c’è chi può avere lo stesso punto di vista mio e chi no, ma io faccio rap in primis per me, poi se c’è gente che si rispecchia nelle mie parole, può solo che farmi piacere, del resto me ne fotto. Io penso che ci siano vari fattori che spingono un ragazzo su questa strada, uniti alla passione, ma se non c’è la passione non si va da nessuna parte, e io personalmente ce la metto tutta.
    Nei miei testi,principalmente,parlo di me, il tema è quasi sempre catalizzato su ciò che vivo, su quello che mi succede, cerco di immortalare emozioni, belle o brutte che siano, a volte anche in un modo abbastanza cupo, drammatico, o come volete definirlo voi, ma penso che comunque certi argomenti debbano essere presi con la rabbia e la brutalità giusta per far arrivare un determinato concetto ad una persona qualunque in Italia. Perché qua se non urli non ti sente nessuno, e penso di aver detto tutto.

 

onill

 

 

  • Pensi sia difficile farsi notare nel nostro Paese?
    No, penso di no, se hai talento vieni riconosciuto. La mia generazione è avvantaggiata su questo, nell’ultimo decennio internet ha fatto moltissimi progressi, e siti come Youtube ti danno la possibilità di far ascoltare la tua musica ad un pubblico vasto e di conseguenza avere pareri da più gente. Questo, oltre a farti avere le soddisfazioni che meriti, ti fa migliorare molto anche a livello artistico. Io mi ritengo fortunato, perché prima per un rapper emergente era molto più difficile trovare sbocchi e farsi sentire in giro.
  • Quali difficoltà hai incontrato finora?
    In diciotto anni di vita di difficoltà ne ho dovute superare tante, ma se non fosse per tutto ciò che mi è successo non sarei la persona che sono oggi. Le difficoltà servono a rafforzare il carattere, ad aprirti gli occhi, sono parte della vita. Bisogna superarle tutte e guardare sempre avanti, lasciando indietro il passato.
  • Cosa pensi della scena rap italiana attuale?
    Fino a un paio di anni fa seguivo davvero poco la scena rap italiana, perché la vedevo scarsa in confronto a quella americana, ma devo dire che mi sono ricreduto. Il modo di fare musica è cambiato radicalmente, e il rap è salito molto di livello in questi anni! Penso che in Italia, ora come ora, abbiamo artisti che non hanno niente da invidiare ad alcuni rapper americani e, per come sta prendendo piede questo genere da queste parti, possiamo aspettarci ancora altre sorprese.
  • Parlaci dei tuoi ultimi lavori.
    Gli ultimi pezzi a cui ho lavorato sono Frammenti di tempo, un featuring con Eclissi, e Hood Struggle il mio singolo. Entrambe le canzoni trattano le stesse tematiche, affrontandole però in modo differente. Il beat di Frammenti di tempo me lo mandò una mattina Nathys, un altro rapper che sta nella mia stessa label (la ONE LABEL), e io ad un primo ascolto lo scartai, perché ero abituato a beat con un altro genere d’impatto; ma riascoltandolo bene e mettendolo in reapeat nelle cuffie ne rimasi molto colpito. Scrissi perciò il testo, uno dei testi più sentiti che abbia mai scritto, e anche se non lo ritengo uno dei miei migliori lavori, ci sono molto affezionato perché ci ho buttato davvero il sangue sopra.
    Invece nell’altro brano, che è quasi sulla stessa attitudine del primo ma è meno diretto, ho cercato di curare di più l’aspetto tecnico del testo,quindi la metrica. Per quanto riguarda la base, io in generale spendo sempre molto tempo per la ricerca dei beat, dato che ho dei gusti difficilmente accontentabili, ma dopo un paio di giorni di ricerca ho trovato la base e mi ha colpito subito. Per finire il testo ci misi cinque giorni, scrissi l’ultima barra in autobus,mentre tornavo a casa. Per vari motivi, che adesso non sto a spiegare, negli ultimi mesi bazzico tra Benevento e Milano, per cui non ho potuto registrarlo in studio dai ragazzi, ma l’ho autoprodotto, sempre con l’appoggio di mio fratello Nathys; il suo aiuto è stato indispensabile.
  • Hai già in progetto qualcosa di nuovo?
    Dovrei iniziare a lavorare ad un EP, con la collaborazione di Nathys; ancora non è sicuro, ma l’idea c’è. Ho molti progetti in testa ultimamente, spero di realizzarli tutti, e di fare uscire roba nuova. Darò il meglio di me come ho sempre fatto, aspettatevi roba pesante! Stay tuned!
  • Raccontaci un bel ricordo legato alla tua carriera.
    Premettendo sempre che è da poco che ho iniziato, relativamente a quello che ho fatto fino ad ora posso dirti che la musica può dare moltissime emozioni e soddisfazioni che altre cose non ti danno, e fino ad oggi penso di aver ricevuto abbastanza soddisfazioni, nel mio piccolo. Per me, vedere che un ragazzo si rispecchia nella musica che faccio è già un bel traguardo; e penso che per un rapper emergente siano questi i momenti belli: vedere che il lavoro che fai e il sangue che sputi sui fogli viene ripagato.

 

Ringraziamo sentitamente ONILL per averci concesso quest’intervista. Se siete rimasti colpiti dalle sue parole e dalla sua musica, potete continuare a seguirlo tramite la pagina Facebook della One Label, o attraverso il loro canale Youtube.
La nostra settimana di interviste si concluderà domani con Fabio Zona e i Supernova, non perdete la loro intervista completa! Se invece volete recuperare le altre interviste di questa settimana, potete leggere quelle di Gionathan, Marirosa Fedele e Daniele Balzano.
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