CKM | Intervista al rapper e beatmaker emergente



Nell’intervista di oggi conosciamo il primo rapper di questa settimana, Umberto Bello, in arte CKM. Emergente diciottenne della provincia di Taranto, scrive rime dall’età di tredici anni, quando si è avvicinato al rap grazie al successo dell’onda hip hop in Italia degli anni 2000. Col tempo i suoi gusti musicali si sono evoluti e raffinati, e possiamo leggere tutto il suo percorso attraverso la sua musica, un rap accompagnato da beat insoliti ed influenzati dal jazz e dal pop, con forti richiami ai ritmi più cupi della dubstep. Prima di lasciare la parola a CKM, ascoltiamo l’intro non cantata del suo ultimo progetto dal titolo Silence Please.

 

  • Parlaci del tuo avvicinamento alla musica rap.
    Ho iniziato ad ascoltare rap più o meno all’età di dodici anni, alle scuole medie. Ascoltavo Fabri Fibra, Marracash, insomma i capisaldi di quel periodo. Verso i tredici ho iniziato a masticare rap e a scrivere le prime rime, giusto per gioco, volevo provare questa nuova strada che mi attirava così tanto. Poi da allora non ho mai smesso di scrivere testi ed è da ormai sei anni che lo faccio.
  • Di cosa parli principalmente nelle tue canzoni?
    Nei miei testi non ho argomenti precisi e definiti, di solito scrivo in base al periodo in cui vivo, alle emozioni che provo in quei momenti.
    Ultimamente sto variando molto, passo dall’amore al sociale, dal parlare della mia giornata all’auto celebrazione, non ho un punto fisso, altrimenti risulterei anche monotono.
  • Pensi sia difficile emergere nel nostro Paese?
    Dire che oggi è difficile è dire poco, non tanto perché sono tutti bravi ma perché sono in troppi a praticare quest’arte e non c’è spazio per farsi notare a sufficienza. Anche se pensi a mandare una demo da qualche parte non è neanche sicuro che venga ascoltata, figuriamoci poi avere una risposta.
  • Quali sono state le maggiori difficoltà incontrate finora?
    Le maggiori difficoltà che ho incontrato riguardano proprio l’esibirmi in pubblico, non per vergogna ma dato che vivo in un piccolo paese le possibilità di farsi ascoltare sono più che vane. Per riuscire ad esibirmi dovrei uscire fuori, ma comunque sarebbe un problema perché, come ti ho già detto prima, la concorrenza è spietata.
  • Cosa pensi del modo in cui si è evoluta la scena rap italiana in questi ultimi anni?
    Io credo che il rap col tempo abbia avuto un’ evoluzione un po’ errata. Siamo passati dalle robe più vere, a robe che fanno da campagna elettorale o da spot pubblicitari. Molti per vendere hanno sviato il rap con musica più commerciale in modo che più persone la possano ascoltare, che di per sé non è una scelta sbagliata, sono decisioni che prendono gli artisti e quindi rispetto.
  • Parlaci un po’ dei progetti portati avanti finora e dell’ultimo più in particolare.
    Il mio primo lavoro, quello che definisco spazzatura, perché ero ancora molto inesperto ma comunque mi ha fatto crescere, si chiamava Pioggia Di Lacrime, un progetto di quattro canzoni. In seguito ho fatto un EP nelle vesti di beatmaker, ovvero produttori di basi, con il titolo di Musica Eterna EP con tre tracce. L’anno scorso invece ho portato fuori un EP di cinque canzoni, Bocche Serrate, che ho registrato con i miei sforzi. Qualche mese fa ho registrato un mixtape su dodici basi americane che ho chiamato Key Mixtape. Poco dopo ho registrato un EP di quattro canzoni con miei testi e basi di DJ Arb, dal titolo Un Attimo. L’ultimo progetto risale invece a un mese fa dove ho vestito nuovamente i panni di beatmaker e ho prodotto quattro beat con sfumature del genere Trap e l’ho chiamato Sileance Please, dove hanno collaborato tre MC, due foggiani e uno di Torino.

 

 

 

  • Hai completamente autoprodotto tutti i tuoi lavori? O hai trovato il sostegno di un’etichetta?
    Dall’inizio dei tempi, da quando ho iniziato mi sono sempre autoprodotto e credo sia giusto, aspetterò un altro po’ di tempo per maturare e far girare la mia musica.
  • Stai già lavorando a nuovi progetti?
    Adesso sto lavorando a un nuovo progetto con suoni più nuovi dove produrrò le basi e scriverò i testi in collaborazione con un amico, ma non svelo ancora niente, lascio un velo di suspance.
  • Quali sono le tue aspirazioni per il futuro?
    Le mie aspirazioni per il futuro credo siano le stesse di tutti i ragazzi che fanno questa musica con passione e amore: arrivare in alto e ascoltare le proprie canzoni in radio. Personalmente però non mi voglio omologare alla massa, ma rendermi precursore di un suono nuovo e distinguermi dalla massa con il mio stile. Magari puntare ad avere una mia etichetta discografica, ma è un sogno ancora nel cassetto che spero di aprire un giorno.
  • Raccontaci un bel ricordo legato alla tua carriera.
    La cosa che mi è rimasta impressa e indelebile è quando ho cantato al concerto di Natale nella mia scuola, mentre cantavo riuscivo a vedere gli occhi della gente, i sorrisi mentre facevo rime strane, le mani che battevano, le urla e a fine canzone c’era chi mi fermava e diceva “bravo Umbé”, “bello il testo!” e la cosa più bella è che anche se altri non hanno apprezzato o hanno fatto commenti a me non è fregato niente! Perché ho fatto ciò che mi rende più felice.

 

 

Questa è quindi la musica di CKM, dal tocco molto personale e inconfondibile. Nel ringraziarlo per averci concesso questa intervista, ci auguriamo di risentir parlare di lui molto presto, soprattutto perché il suo progetto musicale ci sembra molto valido. Se volete potete continuare a seguirlo tramite la sua pagina Facebook o i suoi due canali di
Youtube CKM Channel e CKM Sound.
Le nostre interviste continuano domani con un rapper donna, la prima ad essere intervistata nella nostra rubrica, Memi. Se invece volete recuperare l’intervista di ieri, potete leggere quella ai Cafè Noir.
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