Emergenti | Intervista al rapper napoletano Lilo Frank dei Rif MC’s

Dopo un Lunedì trascorso sotto l’insegna delle influenze blues e del jazz, è arrivato il momento di tornare a parlare di rap e ci spostiamo a Napoli per conoscere Lilo Frank, membro del gruppo di rapper Rif MC’s. Come già detto nell’anteprima di questa intervista, il rap napoletano è da considerarsi come un vero e proprio genere a parte per vari motivi: l’uso del dialetto nella maggior parte dei testi, un beat spesso più intenso e trascinante, e una certa predilezione per il “neorealismo” nei temi trattati. Si parla di periferie, desolazione, senso di abbandono da parte delle istituzioni, crimine, ma spesso anche di ribellione, rivalsa e riconquista della propria dignità. Tutto ciò dona al rap napoletano un’autenticità facilmente percepibile e riconoscibile rispetto a buona parte del rap maintream italiano.
Ma adesso torniamo alla nostra intervista e andiamo a conoscere da vicino Lilo Frank.

 

 

 

  • Ciao Lilo, parlaci un po’ di te e raccontaci come e quando è iniziato il tuo legame con la musica.
    Salve, io mi chiamo Francesco Caridei in arte Lilo Frank, attualmente faccio parte del duo L.A
    composto da me e Raffaele Esposito (Affar One) all’interno del gruppo Rif Mc’s formato da noi L.A e da Christian Caridei in arte Christyle,  mio fratello minore di soli tredici anni.
    Sono un ragazzo di ventun’anni e vengo da Napoli, precisamente dalle periferie vicino la zona
    flegrea.
    Il mio approccio con l’hip hop è iniziato da bambino, quando lo ascoltavo inizialmente in radio per poi comprare gli album di vari artisti. Già da li sognavo di diventare un grande rapper, diciamo che come ogni bambino che ha il suo sogno nel cassetto io avevo il mio. A differenza degli altri bambini, però, non ho abbandonato il mio sogno crescendo. Successivamente iniziai a dedicarmi ufficialmente a questa cultura a circa quindici anni. Ricordo precisamente che quel giorno ero a scuola e stavo ascoltando J-Ax ,decisi di scrivere un testo e lo feci ascoltare a quei pochi amici che capivano un po’ questo genere musicale e mi dissero che come primo testo era ottimo e dovevo continuare a farlo. Da quasi il 95 % delle persone che conoscevo ciò che facevo e ciò che mi piaceva era visto come una cosa inutile e sbagliata ,anche perché in quegli anni non andava di moda, in classe arrivarono persino a dirmi che se volevo fare questo dovevo essere americano. In pratica ho superato mille critiche già da prima di iniziare seriamente a farlo, successivamente ho incontrato molte persone, ma solo poche di loro si sono comportate bene e mi hanno aiutato a crescere sia caratterialmente che artisticamente e ancora oggi siamo in contatto e sono loro riconoscente. 
    Non sono ancora diventato un grande e anche se non dovessi diventarlo mai a me non importa. Le soddisfazioni che dovevo prendere me le sono già prese, l’hip hop mi ha fatto conoscere amici veri, emozioni forti e la donna della mia vita; non c’è bisogno d’altro. Resto dell’idea che se il successo verrà, ben venga! Altrimenti si può vivere benissimo senza. Comunque personalmente penso che la musica sia il migliore strumento di comunicazione.
  • Quali argomenti tratti maggiormente nei tuoi testi?
    Beh, diciamo che mi piace esprimere soprattutto ciò che vedo e che vivo o che ho fatto in passato, ma
    comunque tratto tanti argomenti di quasi tutti i tipi: da quelli autobiografici a quelli malinconici, da quelli
    seri a quelli ironici, e ciò che colpisce maggiormente nelle mie traccie è il fatto che mi piace essere diretto in tutto quello che esprimo. Le basi che uso dipendono anche dalla tematica che scelgo, possono variare da un suono più metallico e duro a uno più leggero e melodico. In pratica mi piace essere il così detto artista versatile, quello che nel gergo hip hop viene chiamato un rapper crossover.

 

 

 

  • Ci ha colpito una cosa che raccontavi prima: quando parlavi del tuo sogno gli altri ti dicevano che per diventare un rapper bisognava essere americano. Oggi le cose sono sicuramente cambiate, trovi comunque difficile emergere come rapper in Italia?
    Penso che sia molto difficile riuscire a sfondare in questo ambito, anche perché spesso ci sono in mezzo i soldi e le raccomandazioni, e così il talento, che dovrebbe essere la cosa più importante, viene in realtà messo in ombra.
  • Finora quali sono state le difficoltà maggiori che hai incontrato?
    Riallacciandomi alla domanda precedente, le mie difficoltà durante il tragitto sono state l’aver incontrato persone raccomandate o con tanti soldi ma senza un briciolo di talento, che hanno cercato di ostacolare me e la mia crew non riuscendoci, perché, esprimendo umilmente il mio pensiero, ciò che ci distingue dagli altri è la tenacia. Ciò che ci dà più adrenalina è proprio il fatto che ci stiamo facendo strada da soli senza l’aiuto di nessuno.
  • Tu e la tua crew non avete quindi un’etichetta che vi sostiene?
    Mi autoproduco da J-Wolf allo home studio Junglewolfman studio, mi trovo molto meglio che in altri studi in cui trattano l’artista in maniera professionale e non confidenziale, cosa qui non accade. L’essere prodotti è molto difficile quando non hai appoggi per conoscere qualcuno che sia disposto a farlo.

 

 

 

  • Adesso parliamo un po’ dei tuoi ultimi lavori ed in particolare del tuo ultimo mixtape, uscito di recente.
    Allora, il 27 Aprile, proprio il giorno del mio compleanno, ho fatto uscire il mio primo mixtape da solista di 13 traccie intitolato Hannibal Lecter, un personaggio alla quale mi piace paragonare metaforicamente il mio ego:“Mi chiamano Hannibal, sai il perché? Sbrano gli str***i come te!”
    In questa frase usata proprio nella title track del mixtape, cerco di far apparire il mio personaggio sia come il cattivo che uccide e divora gli altri (cioè i fake rapper, gli ipocriti e le persone ingiuste) sia come un paladino, una persona in un certo modo giusta. Quest’album è piaciuto molto e sta piacendo ancora a molte persone per la sua versatilità, dato che in ogni traccia ho cercato di trattare argomenti molti distanti e lontani tra loro, tanto che molti ascoltatori ancora mi chiedono come abbia fatto a farli agganciare insieme così bene. Posso ritenermi più che soddisfatto visto che ho impiegato molto per farlo uscire, anche perché contemporaneamente il mio amico e produttore ha lavorato al mastering di due EP del mio gruppo e della mia crew.

    L’album degli L.A (quindi mio e di Affar One) è uscito il primo novembre 2014 col titolo napoletano E n’grippat’, tradotto in italiano I nervosi. Questo breve EP contiene sei traccie, l’abbiamo chiamato così perché in quel periodo avevamo ricevuto molte cattiverie e delusioni da parte di alcune persone che credevamo positive, ma nonostante ciò abbiamo dimostrato di poter andare avanti. All’inizio di Febbraio è uscito invece l’EP di cinque tracce di Christyle Fuoc’ n’gopp o mik che vuol dire fuoco sul microfono. Ha deciso di chiamarlo così perché sono cinque tracce che picchiano duro, praticamente puro hardcore. La title track contiene la nostra collaborazione (Christyle feat L.A). Anche lui è piaciuto moltissimo e ha spaccato.

     

 

 

 

  • Hai già qualcos’altro in progetto?
    Beh, si può dire che ho tanti di quei progetti in testa da poter vivere artisticamente per altri cento anni.
  • Quali sono le tue aspirazioni per il futuro?
    Parlando seriamente del futuro, tra pochi mesi faremo un regalo a tutte le persone che ci stanno spingendo ad andare avanti anche quando tutto sembra finito, un EP di quattro tracce in formazione Rif Mc’s dal titolo Lifestile. Sarà un insieme di tracce hardcore che anticiperà il prossimo mixtape, Personality, ad Ottobre.
  • Raccontaci uno dei ricordi più belli che hai come rapper.
    Ho tanti bei ricordi legati alla mia carriera, cosi’ tanti che se li dovessi raccontare non la finirei più. Personalmente il più bello e’ stato quando, ad un concorso dove abbiamo partecipato nel 2013, ho incontrato la donna che amo.

 

 

 

Dalle parole di Lilo Frank traspare una determinazione contaminata però dalla saggezza, frutto di una passione fortissima per la propria arte. Salutiamo e ringraziamo Emanuele per la sua disponibilità e per averci fatto conoscere anche la sua crew. Potete continuare a seguirlo nella pagina Facebook dedicata agli L.A. e in quella dedicata ai Rif MC’s; potete invece ascoltare tutti i loro brani sul loro canale Youtube. Non perdete la seconda intervista di oggi, dedicata ad un altro rapper, proveniente stavolta da Cassino: Lebo.
Se volete recuperare le interviste di ieri, potete leggere quella alla cantante blues Sarah J. Jones, e quella al pianista e compositore Marco Mancini. Domani invece continueremo ad occuparci di rap e ci sposteremo in Sicilia per parlare con Hate e Spaghetto, membri del duo rap Caso Critico.
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