Came From Neverland | Intervista alla band rock dall’Isola d’Elba

Foto di Silvio Moresi


La settimana giunge a conclusione, quella della nostra rubrica è iniziata parlando di blues per poi essere travolta dal vasto universo rap. Oggi concludiamo le interviste di questa settimana tornando a parlare di Rock insieme ad una band che viene dall’Isola-che-non-c’è e ad un’altra composta da amanti della California, i The Dice che conosceremo più tardi.
La prima intervista di oggi è dedicata ai Came From Neverland, band composta da cinque amici provenienti dall’Isola d’Elba. Il loro primo brano I wanna be brave è riuscito a posizionarsi per due giorni al ventiquattresimo posto della top 100 di Amazon nel 2014. Nonostante siano nati da poco più di un anno, sono già stati capaci di farsi notare molto bene: vengono infatti mandati in rotazione sia su radio nazionali che internazionali ed inseriti nell’Officina del Talento di All Music Italia come una delle migliori band emergenti.

 

CameFromNeverland

 

  • Parlateci un po’ di voi: com’è nata la band? Chi sono i componenti?
    La nostra band nasce nel gennaio 2013 dall’unione musicale di tre amici: i due fratelli Francesco e Filippo Ridi, entrambi chitarristi, e Federico Pavia, cantante e chitarrista. Il progetto inizialmente prevedeva un trio acustico; abbiamo iniziato pubblicando diverse cover su youtube più per gioco che per altro ma, quando la risposta degli utenti iniziava ad essere sostanziosa e molto interessata alla nostra musica, abbiamo capito che potevamo e anzi dovevamo prendere questo progetto più seriamente, così abbiamo deciso di ampliare il gruppo aggiungendo prima il batterista Alessandro Giannelli e successivamente il bassista Andrea Mazzei.
  • Il vostro nome ha un significato particolare?
    Il nome Came From Neverland è un rimando alla nostra cara “Isoletta”, tutti i membri della band sono infatti dell’Isola d’Elba, un piccolo paradiso, conosciuto da tutti per le bellissime spiagge, per il divertimento estivo e gli spettacoli che la natura offre, ma in ambito musicale questa piccola realtà non ci offre grandi opportunità per far ascoltare la nostra voce in piazze importanti, come potrebbe offrirci invece il continente; ed ecco appunto il nome che letteralmente significa “Venuti dall’Isola che non c’è”.
  • Quali argomenti ricorrono maggiormente nelle vostre canzoni, e perché?
    Per adesso abbiamo pubblicato solamente un piccolo EP contenente due brani, uno in inglese e uno in
    italiano. I temi di questi due brani sono assai diversi, infatti nel nostro primo singolo I wanna be a brave il tema è quello del coraggio, un testo molto profondo che parla dei giovani e del loro sentirsi spaesati in un mondo che non li rappresenta, e quindi della loro ricerca per trovare il coraggio di dire di no a questo mondo e costruirsi la propria identità. Metà Più Uno, il brano in italiano, tratta invece temi più spensierati ma altrettanto profondi come un amore tra due giovani. È il “Carpe Diem”, cogliere l’attimo e godersi a pieno il momento magico tra i due senza pensare ad altro. Abbiamo molti altri brani che stiamo registrando e che faranno parte del nostro primo cd, ma di quelli sentirete parlare più avanti.

 

 

  • Da quali artisti trovate ispirazione per la vostra musica?
    Ogni componente della band ascolta artisti diversi, ed anche i generi sono molto vari, infatti i nostri gusti musicali spaziano dal pop rock al metal post-hardcore. Quindi non c’è un artista in particolare dal quale traiamo ispirazione, ma se volessimo trovare una somiglianza nel genere che suoniamo, essendo un pop/rock con sfumature che tendono al punk, sono ritmi che ricordano un po’ il punk rock anni ’90 (Good Charlotte, Blink 182, Green Day, Sum 41 ecc..).
  • Parlateci un po’ dei vostri lavori più recenti e di come sono stati portati avanti: si tratta di lavori autoprodotti o avete un’etichetta alle spalle?
    Come già detto in precedenza, abbiamo pubblicato un mini EP su tutti i maggiori stores online (da Itunes, ad Amazon, Google Play ecc..) e i brani con annesso videoclip su Youtube. L’EP è stato registrato e prodotto presso gli studi della Maya Records Elba, uno studio di registrazione molto professionale della nostra isola; però si tratta comunque di lavori autofinanziati, infatti non possediamo un’etichetta discografica alle spalle, solamente adesso iniziano a farsi avanti alcune etichette che stiamo iniziando a valutare.

  • Quali sono le vostre aspirazioni per il futuro?
    Le nostre aspirazioni a medio-lungo termine sono innanzitutto quelle di continuare il nostro tour affiancati da un gruppo teatrale, un progetto nato mesi fa e molto particolare nel suo genere. Infatti siamo diventanti partner ufficiali per la musica dal vivo del gruppo teatrale Le Perle dell’arcipelago e con loro abbiamo iniziato un tour nelle isole toscane e non solo. Oltre a questo abbiamo in serbo moltissimi altri appuntamenti live per la stagione che sta arrivando e poi, cosa importantissima, stiamo cercando di completare le incisioni del nostro primo album.

 

 

  • Credete sia difficile emergere in Italia?
    Sì, moltissimo, perché per quanto è vero che grazie ad internet (Youtube, Facebook, siti di streaming audio) sia stata aperta una vetrina molto invitante per i giovani musicisti per farsi notare, è altrettanto vero che le case discografiche hanno smesso di puntare sugli artisti emergenti, e se lo fanno è solo ed esclusivamente dopo che sono passati da un talent show. Basta vedere gli ultimi artisti italiani che hanno raggiunto notorietà, sono tutti ragazzi usciti da un programma televisivo.
  • Quali difficoltà avete incontrato finora?
    Le difficoltà che possiamo aver incontrato fino adesso riguardano tutte la possibilità di farci notare, come abbiamo già detto in precedenza nonostante internet sia un grandissimo mezzo di comunicazione non è semplicissimo riuscire a passare in radio, o ad ottenere occasioni per farsi notare. Basti pensare che il nostro primo brano inglese I Wanna Be a Brave in Italia è stato passato solo su alcune piccole radio (quasi tutte indipendenti), ma in America è stato preso da oltre trecento emittenti radiofoniche, arrivando persino in Spagna, Argentina, Germania e Slovenia.
  • Parlateci di un bel ricordo legato alla vostra carriera.
    Essendo una band molto giovane, in attività vera e propria da soli 2 anni, non abbiamo un bagaglio enorme di esperienze ma, essendo stati due anni molto intensi, di ricordi belli ne abbiamo tantissimi. La maggior parte sono sicuramente legati alla prima volta che ci hanno chiamato a suonare lontani da casa nostra, e quindi per la prima volta ci siamo trovati a caricare tutti gli strumenti su un “furgone” (o meglio dire una macchina adibita a tale) e partire, con tutte le paure e le emozioni. E poi sicuramente una delle emozioni più grandi è sentire durante un live tutte le persone presenti cantare a memoria un nostro brano, quello penso non abbia prezzo, perché significa che qualcosa di tuo, altre persone lo hanno fatto proprio e sono tutte lì a cantarlo a squarciagola.

 

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Questi erano, quindi i Came From Neverland, talentuosissimi e intraprendenti ma, come spesso capita, incompresi in patria. Speriamo di sentir presto riparlare di loro e ci auguriamo che possano trovare in Italia lo stesso spazio e la stessa notorietà che è stata dedicata loro all’estero. Potete continuare a seguirli tramite la loro pagina Facebook, su Twitter, e sul loro sito ufficiale, e potete ascoltare tutte le loro canzoni attuali e future sul loro canale Youtube.
Non perdete, tra poco, l’intervista ad un’altra interessantissima e particolare band emergente, i The Dice. Se invece volete recuperare le interviste di ieri, potete leggere quella al rapper horrorcore Nemesi, e quella alla cantante dark Elnoir.
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